Siti archeologici

La storia di Manziana inizia già in epoca Villanoviana; in tutto il territorio manzianese è quindi possibile ammirare numerosi siti archeologici prevalentemente di origine etrusca e romana. In particolare nel bosco "Macchia Grande" troviamo resti sia di sepolture etrusche che di strade e ville romane. Nei pressi del monte dell'Eremo sono presenti oltre ai resti di un tempio anche altari per il culto degli dei. Un territorio ricco di storia, cultura e risorse.

PONTE DEL DIAVOLO

Risalente forse del I sec. a.C. (età repubblicana), il Ponte del Diavolo era un viadotto della strada romana che collegava il villaggio termale di Stigliano con la via Clodia, che univa Roma all’Aurelia, all’altezza del Monte Argentario. Alto 9 metri, lungo circa 90 metri, formato da un blocco unico centrale con arco a tutto sesto, è costruito in pietra locale vulcanica (tufo/peperino) secondo la tecnica dell’opus quadratum, ovvero la sovrapposizione blocchi di pietra a secco, senza malta. Il ponte unisce le sponde del Fosso del Diavolo, che fa parte del Bacino del Lenta, affluente del Fiume Mignone, e segna il confine fra il Comune di Canale e il Comune di Manziana. Narra la leggenda che un giorno, un monaco camminava su una strada romana nei pressi di Canale Monterano, quando incontrò il demonio. Incominciarono a dialogare in modo sempre più acceso perché il monaco riteneva il diavolo un buono a nulla. Arrivarono ad una scommessa: il demonio avrebbe dovuto costruire, sopra il fosso dove si trovavano, un ponte immenso in una sola notte; in cambio, se ci fosse riuscito, avrebbe avuto l'anima di quattro fedeli. Egli si mise subito all'opera: chiamò i suoi collaboratori e con fulmini e saette, in un batter d'occhio costruì un superbo ponte con blocchi di pietra appoggiati soltanto l'uno sull'altro. La mattina seguente, orgoglioso della sua opera, andò in cerca del monaco il quale, quando vide quella grandissima struttura, rimase sbalordito e dovette riconoscere di aver perso la scommessa consegnando le quattro anime dei suoi fedeli. Il diavolo felice, prima di ritornare nel suo regno, lasciò in segno della sua potenza, un'impronta della sua mano sul ponte.


TOMBA ETRUSCA DELLA TORARA

Tomba etrusca composta da un ingresso a dromos con 7 scalini, al termine dei quali si apre una camera centrale da cui si accede ad altre 4 camerette, 2 laterali e 2 centrali; la presenza di 4 troni posti ai lati dell’ingresso, ha consentito di datare il intorno alla metà del VI sec. a. C., verso la fine, cioè, del periodo detto “orientalizzante”. La presenza dei troni, inoltre, e particolare cura con cui è stata eseguita la decorazione architettonica, soprattutto relativa alle porte, al soffitto e al bordino che divide pavimento e parete verticale, fanno pensare che la tomba appartenesse ad una famiglia benestante, probabilmente proprietaria di vasti terreni e responsabile della produzione del vino, come attestano tra l’altro le molte vasche vinarie diffuse intorno alla zona del casale delle Pietrische. Elemento peculiare della costruzione è la disposizione dei letti funebri: un solo letto per ogni cameretta, per un totale di 4 letti, uno solo femminile e tre maschili, contrariamente alla consuetudine etrusca di inserire più giacigli all’interno di un singolo ambiente. La tomba fu scoperta per la prima volta negli anni ’60, quando si verificò un cedimento del terreno mentre un pastore stava recintando una parte di terreno da destinare al pascolo dei suoi animali. Da allora il sito è stato saccheggiato più volte. Scavi recenti, tuttavia, hanno riportato alla luce frammenti di ceramica decisamente interessanti - due vasi integri, un attingitoio in bucchero e un piattellino o sostenitore per kylix - nonché alcuni frammenti di bronzo.

IPOGEO DELLE MACERINE

In località Le Macerine, nei pressi dell’abbandonato villaggio medievale di Santa Pupa e al limite del bosco Macchia Grande, è sito un Ipogeo (antica costruzione sotterranea, per lo più adibita a sepolcro) all’interno della quale si crede si svolgessero tra l’altro i culti dedicati al dio Mitra. Il monumento si compone di una galleria scavata nel tufo, bordata di nicchie, lunga 130 metri, che trafora da parte a parte la collina chiamata l'Occhialone. L’epoca della costruzione e la funzione dell’opera è tutt’ora un quesito non risolto.

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